Londra, Italia, il nuovo libro di Enrico Franceschini

Immaginate un paese con un bar, la sua piazza, la sua Chiesa ed i suoi abitanti che riempiono le strade, i negozi, gli uffici rendendolo vivo. Ingegneri, medici, infermieri, parrucchieri, idraulici, giornalisti, muratori, imbianchini, insegnanti, librai, scienziati e baristi, giovani e meno giovani che insieme e da lontano danno vita ad una comunità enorme, sempre più grande e importante. Una comunità che ad oggi, da vita alla quinta città più grande d’Italia, ma fuori dallo stivale. Un piccolo mondo, una dimensione che oggi è raccontata in circa 200 pagine di storie, racconti e curiosità su quello che vuol dire viverci in questa meravigliosa città italiana. Parliamo di Londra. Meglio, parliamo di Londra, Italia, la nostra comunità raccontata da una delle voci più autorevoli del nostro giornalismo, Enrico Franceschini.

Dozzine di volti e storie a popolare le pagine di questo libro che Franceschini definisce una raccolta: “Lo dico anche alla fine del libro, non sono l’autore ma solo il raccoglitore di alcune delle storie di italiani che qui a Londra vivono e per cui non basterebbe un enciclopedia per raccontarne tutto”.

Forse non ci sono tutte le storie di italiani, vero, ma sfogliando le pagine di questo libro, per me che qui ci vivo già da un po’, ho davvero la sensazione di esplorare tantissimi aspetti della vita degli italiani oltremanica. Franceschini nel libro edito LaTerza, non racconta solo storie ma spesso descrive la trasformazione che Londra compie su chi, qui, decide di viverci per un po’, faticando magari, ma rincorrendo i propri sogni, perseguendo i propri obiettivi, lavorando sodo nella consapevolezza di avere delle opportunità da cogliere. Qui all’ombra del Big Ben c’è la città preferita dagli italiani che decidono di provarci all’estero. Incontro Enrico e mi faccio accompagnare in questo luogo non luogo che è il suo libro e la nostra città nella città: Londra, Italia.

Un americano per me ed un cappuccino per Enrico, ci incontriamo ad un Caffè Nero del suo quartiere, la famosissima Camden Town dove i baristi neanche a dirlo, sono italiani e l’atmosfera forse, non è così diversa da uno dei bar delle nostre Milano, Roma, Bologna… Enrico con la sua pluriennale esperienza di inviato per Repubblica conosce molti aspetti di questa città, lui che anche, ormai da anni, è un “Italian-Londoner” d’eccellenza. Ma allora perché questo libro, gli chiedo, da quale esigenza nasce?

E’ ormai impossibile camminare per le strade della città e non sentire parlare italiano, anche i nostri turisti quando arrivano a Londra, non sono più spaventati dal non sapere la lingua perché sono consapevoli che in qualsiasi ristorante, bar, negozio troveranno almeno un italiano a comprenderli. I numeri della nostra immigrazione parlano da soli, siamo così tanti a scegliere di vivere qui ormai, che, inevitabilmente, c’è l’esigenza di creare nuovi servizi dedicati ai nostri connazionali come l’iniziativa Primo Approdo: ospitata dal Consolato ogni mese professionisti del lavoro, previdenza e salute aiutano i nostri connazionali appena arrivati a orientarsi nella giungla urbana londinese. La Londra italiana è sempre più grande e variegata. Non è più la Londra degli immigrati del secolo scorso, ma è una città diversa che ho pensato andasse raccontata.

Nella tua introduzione al libro parli di “anglomani”, “italot-trash” e “londinesi”. Chi sono? Trovi che gli italiani “di Londra” si integrino bene?

Un po’ per scherzo, divido gli italiani in categorie per descrivere l’atteggiamento diverso che alcuni hanno: ci sono gli “anglomani” che cercano di trasformarsi in inglesi imitandone l’accento e a volte risultano anche un po’ ridicoli. Gli “italo-trash” sono invece quelli che detestano tutto quello che non sia italiano criticando a spada tratta gli inglesi e limitandosi a vivere solo tra di loro. I “londinesi” sono quelli, invece, che vivono la città in maniera forse più equilibrata, parlano inglese senza preoccuparsi troppo dell’accento perché sanno che tutti qui ne possiedono uno, si integrano ma vivono al meglio anche la loro italianità. Credo che per lo più gli italiani siano un popolo che tende ad integrarsi cogliendo il meglio della cultura inglese e della “londonesità”.

Un atteggiamento degli italiani che ti piace ed uno che invece non sopporti

Non sopporto l’italiano che parla sempre male degli inglesi, che li definisce sporchi, che non accetta l’esistenza di regole da rispettare. Questa fetta di italiani sono quelli che secondo me non dovrebbero mai trasferirsi qui. 

Mi piacciono invece quegli italiani capaci di adattarsi, integrarsi, mostrare all’estero il nostro “genio”, la nostra proverbiale “arte dell’arrangiarsi” ma nell’accezione più positiva dell’espressione stessa: la capacità di tirare fuori il meglio ed investire le proprie energie per costruire qualcosa di nuovo. Nel libro ce ne sono molti esempi.

In “Londra, Italia” racconti moltissime storie di italiani che hai incontrato in questi anni. Ce ne è qualcuna a cui sei particolarmente affezionato o che ti ha colpito in maniera diversa?

Sono molte le persone che ho incontrato e le cui storie mi hanno davvero colpito, difficile scegliere, ma, forse, una delle storie che mi piace più raccontare è quella del mio amico Giandomenico Iannetti che dopo un phd ad Oxford è riuscito a dimostrare il valore dei suoi progetti e, a poco più di trenta anni, ad ottenere un finanziamento di tre milioni e mezzo di sterline . Oggi è professore in Human Neuroscience all’University College London, una delle tre università inglesi, insieme a Oxford e Cambridge, classificate fra le dieci migliori del mondo dove dirige una squadra di ricercatori da lui selezionati e assunti che indaga le misteriose reazioni del cervello al dolore. 

La dimostrazione di quanto qui, se si vale e si è disposti a lavorare duro, si può vedere il proprio valore riconosciuto e questa è una cosa che trovo meravigliosa.

Una storia diversa invece è quella di Teresa, manager di una pizzeria della catena Rosso Pomodoro. L’ho incontrata spesso in questi anni ed ho assistito alla sua trasformazione. Iniziato come lavapiatti, poi cameriera ha piano piano fatto carriera e con tanti sacrifici, insieme al suo ragazzo sta adesso cercando di comprare casa a sud di Londra. Ogni volta che la incontro mi sorprendo a vedere di come sia cambiata anche nel modo di vestirsi, di comportarsi, ora è decisamente una londinese ed è un altro esempio molto positivo di come si possa vivere da italiani in questa città.

Londra è spesso definita come città delle opportunità: verità o illusione?

Io sono assolutamente convinto che per quanto sia difficile magari, Londra sia ancora una città che offre molte opportunità. Come mi diceva ad esempio un architetto che ho intervistato nel libro e che oggi è impiegata in un prestigiosissimo studio, questa è una città in cui il lavoro ancora si trova facilmente, poi magari si perde anche altrettanto facilmente, ma nel suo caso ad esempio non è mai stata disoccupata per più di qualche giorno. Londra è la città delle opportunità per chi le sa cogliere e non aspetta che le occasioni gli cadano dal cielo. Bisogna avere le idee chiare, farsi un piano, essere tenaci come anche mi spiegava Teresa Pastena, che dirige un agenzia di recruitment dedicata agli italiani e conosce molto bene il mercato del lavoro inglese. C’è una sorta di rapporto 100/10/01 per cui se si è alla ricerca di un posto di lavoro magari bisogna inviare 100 curriculum per essere selezionati magari per 10 colloqui e forse riuscire ad ottenere un posto di lavoro. Ci vuole costanza, determinazione e bisogna ricordarsi che qui le cose funzionano diversamente.

In Italia siamo abituati ad un modello di vita differente per cui c’è una sorta di percorso che vuole le persone vivere a casa dai propri genitori fino a quaranta anni, sposarsi, fare dei figli, trovare un lavoro con la consapevolezza che saranno sempre i genitori magari a lasciare un eredità o comunque ad occuparsi dei propri figli. A Londra invece ci si può reinventare, decidere di studiare a trentacinque anni, adattarsi allo stile di vita che uno preferisce senza avere paura di essere giudicati ed anche questa è un’opportunità. 

Londra sa essere ancora molto generosa con chi dimostra di saper lavorare duramente.

Chi dovrebbe leggere Londra, Italia, a chi è indirizzato?

Sicuramente è un libro indirizzato in primo luogo a tutti gli italiani nello stivale. Londra è una città in cui tutti vanno in vacanza ma ad oggi, con i suoi circa cinquecentomila italiani, è davvero come se fosse un’altra grande città italiana che quindi credo vada conosciuta, visitata un po’ come quando si va a Roma, Milano o Firenze e si vuole capire come si vive in quei luoghi. Credo sia importante poter farsi un idea di cosa possa voler dire vivere all’ombra del Big Ben. Sicuramente poi è indirizzato a quei giovani che stanno pensando di trasferirsi qui e magari vogliono capire come potercela fare, scoprire quali sono le regole che vigono oltremanica. Inoltre il libro è di certo rivolto alla comunità italiana che già vive a Londra e che credo davvero meriti di essere raccontata e spero, attraverso la raccolta di queste storie, di averlo un po’ fatto.

In fondo questo libro è dedicato proprio a loro. 

Londra, Italia (LaTerza) sarà presentato presso l’Istituto Italiano di Cultura venerdì 22/01/2016 dalle 18:30

2 Commenti su Londra, Italia, il nuovo libro di Enrico Franceschini

  1. Alessandro Giordano // 11 aprile 2016 a 15:56 // Rispondi

    Buonasera, ho appena finito di leggere il libro di Enrico Franceschini Londra Italia. L’ho acquistato per regalarlo a mia figlia che da quasi tre anni e all’età di 19 anni e’ andata a vivere a Londra. L’ho divorato in poco meno di 3 giorni. Molto interessante e chiaro e di facile lettura; potrebbe diventare la nuova guida per chi vuole trasferirsi a vivere nella megalopoli inglese, soprattutto per i più giovani che come mia figlia e’ partita e se l’e’ cavata col “passaparola” e l’aiuto di amici che già vivevano a Londra. Leggendo le pagine del libro di Franceschini ho rivissuto la storia (una come tante) di mia figlia (che mi manca moltissimo) e ha rafforzato in me la fiducia in questa sua scelta, dissipando i timori emotivi di padre. Le storie raccolte dall’autore mi hanno gratificato e reso orgoglioso come uomo, come padre, come italiano. Ho vissuto da figlio l’emigrazione dei miei genitori e ora vivo da genitore l’emigrazione dei miei figli (mio figlio di 24 anni vive a Berlino) ma spero vivamente che i nostri giovani italiani possano avere dalla nostra cara Italia le stesse motivazioni e attrazioni per voler restare in patria e dare il meglio di se’. A noi adulti per primi spetta il compito di cambiare le cose che non vanno e che ce li portano via dai nostri confini anche se virtuali. Un grazie ed un veramente bravo ad Enrico Franceschini!

    • admin_londra // 27 aprile 2016 a 20:11 // Rispondi

      Grazie mille del suo commento Alessandro! Enrico Franceschini in questo libro racconta molto bene le dinamiche che regolano la vita di molti italiani a Londra e le esperienze di alcuni di loro. Lo fa riuscendo a rendere partecipi i suoi lettori e offrendo così, anche a chi vive altrove, una sorta di finestra da cui osservare ciò che avviene a molti italiani in terra di Albione. Sono certa farà molto piacere anche a lui sapere che c’è chi, nelle sue parole, trova pezzi della propria storia personale. In bocca al lupo a lei ed ai suoi figli!

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