London Bridge is NOT falling down

I londinesi reagiscono agli attentati con la normalità

Londra reagisce alla paura con la normalità.

Ad agosto saranno sette anni che vivo a Londra e non l’avevo mai vista sotto una luce diversa… come quella che illumina la città in questi giorni.

Non è la luce del sole, figuriamoci, e neanche quella conosciuta nel mondo delle sue strade dello shopping, le vetrine luccicanti o delle vie del divertimento.

E’ una luce diversa quella di cui parlo, è il riflesso della personalità dei londoners.

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La reazione dei londinesi all’attentato del 4 giugno

Non starò qui a fare il resoconto degli avvenimenti che conoscete già, a descrivere di nuovo i suoni di paura che due giorni fa hanno dato il tempo ad un sabato sera che doveva essere come tanti, in uno dei posti più iconici della città.

Ciò che voglio condividere è la luce nuova che ha reso i londoners ancora più belli ai miei occhi.
E’ la luce della dignità, della solidarietà. E badate bene, non della rassegnazione.
E’ la luce della personalità di questa città che non si piega alle logiche che vorrebbero la paura prendesse il sopravvento ma come tutti i giorni riempie i vagoni dei treni senza interrompere una quotidianità già conquista in una città cosiì frenetica.
I londoners si stringono e fanno muro alla cattiveria disumana di qualche pazzo che si è arrogato il diritto di nascondersi dietro ad una religione che non esiste per ferire, uccidere, massacrare senza pietà e senza ragione.
E quando dico una religione che non esiste è perchè l’Islam non chiede ai propri fedeli di sacrificare vite umane in nome del proprio Dio.
E se c’è ancora gente che utilizza questi episodi per dare sfogo al proprio razzismo, bè, fa male. Io ho amici musulmani, voi che leggete avrete amici musulmani e sapete che quelle sono solo speculazioni ignoranti.

Lutto e rabbia sono di certo i sentimenti che prevalgono in questo momento in una Londra ferita. Determinazione, pervicacia e voglia di andare avanti sono il motore che tiene accese le luci della città.

Madeleine ha trent’anni, è nata e cresciuta a Londra ed è la mia coinquilina. Mesi fa, prima ancora che l’Inghilterra vedesse l’alba degli ultimi eventi di terrore, parlavamo di cosa ricordasse lei degli eventi del 2005 quando una serie di bombe uccisero 56 persone e provocarono 700 feriti, uno dei più gravi incidenti che la capitale abbia mai conosciuto. Parlavamo di come reagirono i londinesi e di quale approccio hanno verso questi eventi. Confrontavamo il suo paese ed il mio, l’Italia, ci sorprendevamo delle piccole o grandi differenze nelle reazioni delle persone.
Le raccontavo della preoccupazione dei miei genitori, dei miei amici, nel sapere che vivo in una città da sempre in allerta, scoprivo la differenza nel crescere in una metropoli così unicamente diversa piuttosto che nella tranquillità di un piccolo paesino come quello da cui provengo io.
Le raccontavo che anche nei miei 10 anni di Roma io non ho mai avvertito il pericolo e scoprivo che nel vivere a Londra forse anche il mio atteggiamento è diventato più fatalista… più da londoner.  Come si può pensare di darla vinta a chi fa del terrore un’arma per piegarci ad una dialettica malata, ostile ed incivile? La paura a Londra così si trasforma in vigilanza, attenzione, solidarietà e compassione. I treni continuano a riempirsi al mattino, le persone a correre come in un formicaio impazzito continuando a dare altra linfa all’energia unica di questa città speciale.

Perchè Londra forse non è una città che fa sconti, è sicuramente difficile da conoscere e spesso da capire, ma sono le persone che la vivono e che vengono da tutto il mondo a renderla speciale ed unica.

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