Influx, il primo documentario sugli italiani di Londra

Photo by Marco Parollo

Influx come flusso.

Flusso di persone, flusso di menti, flusso di vite. Italiane.

Flusso di idee, flusso di energie, flusso di speranze.

Influx, come il titolo del primo documentario mai realizzato sulla vita degli italiani a Londra.

Mezzo milione di vite che, valigia alla mano e biglietto sola andata, si sono imbarcati in un’avventura che vale una vita. La loro. Mezzo milione di vite che scorrono sotto il cielo grigio di una città in cui magari piove tanto, ma che spesso dà le opportunità rimaste orfane di prospettive in madre patria. Si, siamo attualmente circa mezzo milione noi italiani che viviamo a Londra, meta europea preferita da quelli che decidono di emigrare.

Basta camminare per la strada, per incontrarci: nei bar, in banca, a teatro e negli uffici, al ristorante e nei negozi. Siamo tanti e sempre di più.

Ma chi siamo? E soprattutto come stiamo?

A cercare di scoperchiare questa realtà spesso snocciolata a suon di numeri e statistiche ma che poco si conosce nella sua quotidianità, è Luca Vullo con un documentario realizzato da un team, neanche a dirlo, completamente italiano e che, ancora in produzione, già fa parlare di se.

Si chiama Influx.

Ma cosa spinge il regista a girare questo documentario? Ho deciso di chiederlo a lui.

<Il tema dell’emigrazione è un argomento che mi ha sempre suscitato grande interesse. Anni fa giravo “Dallo zolfo al carbone” un documentario sull’emigrazione dei minatori siciliani in Belgio nel 46 e ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto continuare a trattare un tema tanto complicato quanto importante per capire alcuni aspetti di una certa società. Poi a distanza di tempo, mi sono ritrovato io stesso a fare la valigia, trapiantarmi in un altro Paese e vivere in una città scelta da migliaia di altri miei connazionali che giorno dopo giorno incontravo, ascoltavo, conoscevo e, piano piano, le domande che ho cominciato a pormi erano sempre di più. Ho cominciato a realizzare di essere parte di un flusso appunto. Una nuova emigrazione: contemporanea, fresca, giovane, ma di massa. Un fenomeno forse diverso nel metodo rispetto al passato, ma con molti punti in comune. Prima di tutto, la speranza come motivazione a partire. La ricerca di un futuro migliore, infatti, è nella maggior parte dei casi la ragione che spinge qualsiasi migrante in qualsiasi parte del mondo a lasciare casa propria per sfidare l’incerto. Che oggi basti un volo low-cost di due ore invece che giorni di treno non cambia il fatto che, chi parte, fa delle rinunce e le fa sperando che ne valga la pena. La difficoltà ad integrarsi in un nuovo sistema è grande e non solo dal punto di vista linguistico e culturale ma anche nel quotidiano dove bisogna lottare per guadagnarsi un posto di luce. Quello che stiamo vivendo è un momento storico contemporaneo particolare per l’emigrazione italiana che è in spaventoso aumento proprio quando l’Inghilterra invece pensa a strategie per limitare gli ingressi e, ritrovandomi a fare parte di questo fenomeno, ho pensato fosse doveroso cercare di capire di più. Capire il perché di questo flusso di persone, di idee e menti valide, un flusso di sangue, un’emorragia di vite che lascia l’Italia per venire qui a Londra spinta da grandi aspettative, il desiderio di avere una seconda chance. Mi sono chiesto cosa diavolo stesse succedendo al mio Paese, ora, nel 2014, per permettere a tante vite di fuggire via. Influx cerca delle risposte, indaga il fenomeno, fotografa la realtà di questo preciso momento>.

Un documentario sugli italiani di Londra “made by italians”. Che vuol dire?

<Il documentario ha come protagonisti gli italiani sia davanti che dietro le telecamere. Le persone che abbiamo intervistato sono connazionali che hanno vissuto qui, ci vivono attualmente o sono in procinto di arrivare. L’intenzione del documentario è quella di fare una fotografia il più esaustiva possibile del nostro Paese ma a Londra. Capire chi e perché si è trasferito o sta pensando di farlo. Ma soprattutto, lo scopo è testare il polso della situazione, capire come stiamo e come viviamo la nostra realtà londinese. Abbiamo usato Londra come osservatorio privilegiato dal quale osservare i nostri connazionali, non solo gli ultimi arrivati, ma cercando di capire anche come, per esempio, chi vive da tanti anni qui, percepisce questo nuovo flusso migratorio.

Abbiamo incontrato le vecchie generazioni di migranti, persone che qui hanno messo su famiglia, hanno trascorso gran parte della vita senza mai rinunciare alla loro italianità, tanto che spesso i figli, seppur nati in Uk, si sentono di appartenere al Belpaese. Abbiamo incontrato chi qui ha avuto successo, ha raggiunto obiettivi importanti e chi invece arranca, sente nostalgia, magari non ha ancora trovato la sua dimensione ma anche nelle difficoltà, che sono tante in una realtà come la capitale inglese, difficilmente decide di tornare. Abbiamo parlato con chi qui ci viveva, è tornato in Italia per poi fare marcia indietro e riprovarci di nuovo. Abbiamo ascoltato chiunque avesse qualcosa da dire. Tanti.

Co-protagonista Londra stessa: tutto è ambientato in questa città dove il micro e macrocosmo italiano si muove.

Dietro le telecamere poi, altri italiani. Il team di Influx, di cui vado molto fiero, è composto da chi Londra la conosce bene, crede nel progetto e ha deciso di mettere a disposizione la propria professionalità per aiutarmi a raccontare questa realtà. Anche sponsor e partner culturali sono ovviamente italiani>.

photo by Marco Parollo

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photo by Marco Parollo

photo by Marco Parollo

photo by Marco Parollo

Influx è un progetto indipendente di cui Luca è autore, regista e produttore insieme ad EmProduction ed Ondemotive, entrambe realtà da lui create, mentre, per la sua valenza sociale e culturale, avrà il patrocinio culturale di Consolato Generale, Ambasciata ed Istituto Italiano di Cultura. Il coinvolgimento delle Istituzioni però per molti degli italiani che dall’Italia sono fuggiti, potrebbe far pensare che ci possa essere un coinvolgimento economico e quindi una pressione sulla produzione stessa. Allora devo chiederglielo.

<Sinceramente, io sono tra quegli italiani scettici rispetto alle Istituzioni del mio Paese ma non voglio che questa diventi una filosofia distruttiva. Credo nella virtù di provare ad instaurare sinergie positive. Ho deciso di vedere se forse qui, le cose potessero andare diversamente e se ci fosse la possibilità di stabilire una connessione con quegli enti che pure in terra straniera ci rappresentano, fanno parte della nostra realtà, quindi sono importanti e devono fare parte del racconto. La piacevole sorpresa è stata nel vedere il mio progetto sposato, ovviamente senza nessun tipo di compromesso. Il fatto che Ambasciata, Consolato Generale e Ici diano il loro patrocinio culturale a questo documentario indipendente, mi rende orgoglioso e mi fa capire che esiste la possibilità di un’apertura diversa, la valorizzazione delle sinergia tra forze diverse>.

Qual’e l’importanza di capire cosa sta succedendo? Chi è il pubblico di Influx?

<Questo documentario è di interesse generale, infatti il target a cui ci rivolgiamo non è solo italiano ma internazionale. Nel momento in cui noi lasciamo il nostro Paese, ne troviamo un altro ad accoglierci, in questo caso Il Regno Unito che, proprio a causa della massiccia immigrazione da parte dei Paesi europei, in primis quelli del Mediterraneo, comincia a pensare a misure per contenere questo fenomeno e addirittura valuta l’uscita dall’Unione Europea, cosa che influirebbe non poco sulla vita di noi dal passaporto italiano. Inoltre, in questo flusso migratorio europeo, negli ultimi anni la comunità italiana ha giocato un ruolo di protagonista aumentando di decine di migliaia il numero di residenti, molti dei quali solo nella città di Londra. Quello che voglio dire è che ritengo che ci sia una forte esigenza di comprendere costa sta accadendo e chi sono le vite interessate da questo fenomeno, non possiamo limitarci a guardare senza cercare di capire. Il fenomeno di questa nuova emigrazione ha una natura poliedrica e sono tanti i livelli su cui si sviluppa, non siamo solo noi che partiamo ad esserne coinvolti>.

Ma chi sono quindi questi italiani di Londra? E qual’è la difficoltà più grande a raccontarli?

<Il nostro popolo è difficilmente catalogabile. siamo un mondo vasto, vario e variegato che dovunque vada, sia in positivo che in negativo, si fa sentire. Siamo un popolo mai banale a cui all’estero vengono riconosciute tante cose in termini di plus che diamo alle società in cui viviamo. Abbiamo un background che nel bene e nel male, ci ha insegnato a cercare alternative, non siamo schematici come gli inglesi ma la nostra società ci ha insegnato skills diverse, sappiamo inventarci e reinventarci, trovare soluzioni diverse a problemi di versi. Sappiamo fare di necessità virtù. Siamo anche un popolo che una volta oltre confine si trova a fare i conti con stereotipi e idee, con l’immagine di un Italia che non funziona, di una società che non conosce regole e la situazione politico-sociale degli ultimi venti anni ci ha penalizzato moltissimo da questo punto di vista. Poi siamo un popolo che influenza i luoghi dove vive e non si limita a fare da spettatore ma fa sentire la sua presenza. Forse non si fa sentire abbastanza in Italia ma di certo si fa sentire all’estero.

Inoltre siamo un popolo che una volta fuori i confini, riscopre l’importanza del senso di comunità, del patriottismo, il desiderio di stringersi e ritrovarsi in un’atmosfera più “italiana”. Siamo come un enorme “paesone” che nella sua varietà è difficile da raccontare, sintetizzare un mondo così vasto è una bella scommessa, una sfida non semplice ma di certo entusiasmante>.

Influx, progetto indipendente a low budget è in procinto di lanciare la sua campagna di crowd-funding.

<Per due mesi, dalla fine del mese, saremo online sulla piattaforma indiegogo con la nostra campagna per raccogliere i soldi necessari a coprire i costi di produzione. Anche in questo caso, il team che si è occupato della campagna è italiano “di Londra”>.

Migliaia di storie, migliaia di vite che si incrociano nelle strade trafficate di una Londra a volte amata, a volte odiata dai suoi italiani che, sempre più numerosi, arrivano qui alla ricerca di un’opportunità.

A febbraio finalmente conosceremo queste storie, le storie di Influx.

 

Scoprite come partecipare.

 

 

 

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