Allegra Salvadori: una donna, una madre, una moglie a Londra

Gli italiani che vanno all’estero sono sempre di più. Ormai ci sono libri, articoli, studi, statistiche e ricerche a parlare, analizzare, cercare di capire un trend che, anno dopo anno, è diventato sempre più fenomeno. Non solo più i “cervelli in fuga”, non solo più i giovani che alla disperata ricerca di lavoro decidono di chiudere i loro sogni in una valigia e provare a realizzarli all’estero.

Oggi a partire per altre destinazioni c’è una nuova categoria. E sono le mamme. Già. Perché in un Paese sempre più piegato su sé stesso nel tentativo di non collassare, essere mamme è diventato un mestiere difficilissimo specie se da madri, non si vuol rinunciare anche ad essere donne, lavorare e contribuire attivamente allo sviluppo di una società che giorno dopo assomiglia sempre di più ad un percorso ad ostacoli.

Oggi ho incontrato una di queste mamme: 36 anni, italiana ed espatriata a Londra, lei di certo è una di quelle che ce l’ha fatta.

Intraprendenza, testardaggine, ottimismo ed un sorriso ad illuminarle lo sguardo, Allegra Salvadori, non è una donna qualunque. Allegra, di nome e di fatto, è mamma di Viola, moglie di Jacopo, blogger, giornalista e professionista della moda. E così tra un curry e un riso dal tailandese mi racconta come è iniziata l’avventura che l’ha portata fino a Londra.

A 20 anni, dopo il liceo linguistico, ho continuato a studiare l’inglese, che già sapevo bene, e sono riuscita a trovare lavoro nella moda. Ero felice, soddisfatta, ma non abbastanza per rinunciare a nuove sfide. Se ero riuscita ad avere successo a Firenze, di certo a Londra avrei potuto trovare un posto ancora migliore. Con cinquecentomila lire in tasca, ho fatto le valigie e seguito il mio istinto di avventura.

 La realtà che ho trovato era quella di una città che andava a velocità della luce e dove per mantenermi ho avuto bisogno di fare due lavori. Commessa di giorno, cameriera di sera, all’inizio sono stati tempi duri in cui ho capito il significato di vivere la città dal punto di vista di “immigrata”.

Londra si sa è costosa e io avevo il bisogno di mantenermi, ma le opportunità da prendere al volo sono mille, solo che, specie all’inizio, c’è bisogno di tempo per orientarsi e capire come ingranare.

Allegra, a cui lo spirito di iniziativa non manca, va in giro, chiede ed ottiene un lavoro nel settore che conosceva già molto bene, la moda, e da li inizia la sua salita verso l’olimpo di chi a Londra ce l’ha fatta.

Impegnata tra due lavori con praticamente zero tempo libero, ho rischiato di perdere di vista l’obiettivo per cui ero partita. In una città così veloce credo che sia alto il rischio di perdersi, ma bisogna avere la capacità di ritrovarsi e ricordare quali sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere.

Così, dopo tre mesi di questa vita, ho cominciato a mandare curriculum in giro, mi sono recata personalmente in negozi come quello di Ralph Lauren che in vetrina esponeva quelle invenzioni che io in Italia, avevo contribuito a far produrre, ho chiesto di parlare con il manager e poco dopo parlavo con il direttore di questo famoso brand. Nel giro di qualche settimana mi sono trovata a dover scegliere tra ottime proposte di lavoro e da lì in qualche modo, la strada è stata in discesa.

 Ma a venti anni, lavorare a Londra, non è una scelta semplice. I ritmi di questa città sono vertiginosi e ad un certo punto Allegra decide di tornare in Italia.

 A 24 anni, non avevo tempo per nulla che non fosse lavorare. I miei amici andavano all’Università, in vacanza, al mare ed in montagna ed io guardavo a queste cose da lontano. Il trovarmi sola in una città che non era la mia, lavorando ad orari pazzeschi che mi sfiancavano, mi ha portato ad un certo punto a sentirmi troppo sotto pressione e così ho deciso di tornare nella mia Firenze dove ho continuato a lavorare nel mio settore, senza mai chiedermi realmente cosa volessi fare. 

 Poi il matrimonio e la maternità, un momento di pausa dalla routine di tutti i giorni ed Allegra decide di scendere dalla giostra e scoprire dove può arrivare, quali cose la vita le riserva e cosa le piace davvero fare. Allegra, si mette in gioco di nuovo.

Una volta sposata, approfittando del periodo di maternità ho deciso di reinventarmi e per casi più o meno fortuiti, avendo una grande esperienza nel mio campo, mi sono ritrovata a cominciare il mio percorso da giornalista ed ho cominciato a scrivere per il Corriere di Firenze. Dopo la maternità ho continuato a lavorare sia nella moda che nel giornalismo fino a che Gucci non ha bussato alla mia porta offrendomi un lavoro di quelli che non si possono rifiutare. Dopo qualche mese però, compressa in orari di lavoro che non mi permettevano di vivermi la mia famiglia, ho deciso di mollare tutto. Avevo voglia di vedere mia figlia crescere, trascorrere il tempo con mio marito e intanto nella mia testa qualcosa era già scattato. 

Demotivazione, paura della situazione, esasperazione, sono le ragioni per cui Allegra ha deciso con il marito e la figlia di lasciare l’Italia e darsi la possibilità di nuovo, di essere mamma, moglie e donna in carriera senza dover rinunciare ad essere felice. L’Italia cantata dai poeti ed osannata in tutto il mondo per le sue bellezze, stendardo di orgoglio all’estero, nel tempo si è rivelato un Paese sempre più avaro nei confronti dei suoi giovani, dei suoi lavoratori e delle sue famiglie.

Ad aspettarla, Londra.. metropoli che abbraccia ed accoglie tutti e che non si dimentica facilmente.

Venendo fuori da un periodo particolarmente complicato e continuando a lavorare da giornalista, il contatto tutti i giorni con notizie e fatti drammatici, ha in qualche modo instillato in me una forte demotivazione estranea al mio carattere di pura entusiasta della vita. L’Italia ogni giorno di più si rivelava un Paese dove lavorare ed essere madre erano due realtà a tratti inconciliabili e la crisi generale, l’atteggiamento delle persone… ad un certo punto ho percepito che la misura era colma. 

Il nostro Paese è un posto dove nei casi più fortunati, i bambini sono cresciuti dai nonni, dove gli asili nidi costano più di quanto si guadagna e dove le regole sono fatte per essere raggirate. Essere genitori è davvero complicato. Ed io non volevo rinunciarci.

E così con mio marito abbiamo deciso di provare a fare il salto. Londra è stata una scelta naturale, tra l’altro mio marito ha ottenuto facilmente il trasferimento e con un pizzico di fortuna, abbiamo iniziato a vivere la nostra nuova vita di famiglia italiana nella città che io già tanto avevo imparato ad amare. 

Ma cosa vuol dire essere madri a Londra? Come si fa?

Se l’Italia è un Paese a misura d’uomo e per succedere nel lavoro come donna devi rinunciare alla tua famiglia, a Londra tutto sembra fatto a misura di bambino. Lo si nota dovunque, nei ristoranti, nei musei, addirittura nei bagni dove ovunque trovi il fasciatoio per cambiare il tuo bambino. Gli uomini, nel momento in cui diventano padri, hanno diritto alla Paternity Leave, che in Italia sembra quasi che ce ne si vergogni. Io in tre settimane ho trovato l’asilo per Viola e nel primo periodo di assestamento per la bimba, mentre lei era impegnata nelle attività della scuola, la aspettavo in una stanza creata appositamente per i genitori, dove ho potuto lavorare al mio computer e continuare la mia attività, senza dovermi allontanare da mia figlia in un momento così delicato per lei.

Che il sistema del Regno Unito sia diverso da quello nostrano lo sappiamo ma mi chiedo..

Nell’educazione dei bambini, qual’è la differenza, in cosa eccellono gli inglesi, cosa ha l’Italia da invidiargli?

Nella mia esperienza personale ciò che ho notato è quanto i bambini siano già spinti ad eccellere a livello individuale. Sin dall’asilo devono competere, ma non nell’accezione negativa che ci è stata inculcata a noi italiani, no, loro devono semplicemente motivare, spiegare, trasmettere le ragioni del perché per esempio hanno fatto un disegno in un certo modo piuttosto che un altro. Sin da piccoli i bambini imparano come funziona il mondo li fuori, attraverso il gioco magari, ma imparano a relazionarsi agli altri e a sé stessi in maniera sana e forte. Imparano cosa sia il significato di meritocrazia, quella cosa lì che da noi insomma, diciamolo, non esiste.

Detto questo, una cosa per me molto importante, è anche legata al fatto che qui l’ambiente sia così multiculturale e mia figlia quindi, abbia l’opportunità di respirare, vivere ed interiorizzare le regole del vivere bene insieme, nonostante i valori diversi che ogni cultura ha. Capire e godere dei pregi della diversità.

Inglesi ed italiani come del resto mille altri popoli, portano con sé tanti stereotipi che spesso nascondono una base di verità. Se per i britannici ad esempio, noi, originari dello stivale del Mediterraneo siamo passionali e creativi, loro per noi sono pragmatici e freddi. Quali sono quindi le difficoltà di natura culturale per chi sceglie di trasferirsi e crescere un bambino in una città come Londra?

Gli stereotipi esistono e si.. spesso riflettono quantomeno una parte di realtà. In Inghilterra per esempio gli insegnanti, per ragioni legate alle leggi contro la pedofilia, non possono avere contatto fisico con i bambini e così io mi sono ritrovata a dover chiedere espressamente di abbracciare mia figlia, perché lei è italiana, è fisica ed ha il bisogno di certe manifestazioni, specie in un momento particolare come è stato quello dei primi tempi. Nella mia quotidianità poi, di certo riscontro una differenza grandissima nel loro modo di relazionarsi, se noi ci abbracciamo e ci baciamo calorosamente per salutarci, loro si imbarazzano al minimo tentativo di contatto fisico.. ma io me ne frego e continuo ad abbracciare e baciare, perché essermi trasferita qui per me non vuol dire dover rinunciare a chi sono e a come sono fatta io.. e dopo un po’ anche loro lo capiscono.

Allegra è un fiume in piena. Innamorata della vita trasmette il suo entusiasmo mentre ti parla e l’impressione che hai è quella di avere davanti una persona felice. Dal meraviglioso legame con Viola, sua figlia, nasce l’idea di un blog ch un pò ha contribuito alla sua notorietà di giornalista blogger: The Blair Mum Project… Allegra sorride e mi spiega..

The Blair Mum Project è nato un po’ da un’idea de L’Inkiesta, giornale online con cui collaboro, e un po’ dalla mia voglia di raccontare giorno dopo giorno un’avventura di una famiglia che lasciava l’Italia per un altro Paese, la mia famiglia. E, storia dopo storia, racconto un po’ l’evoluzione della vita che insieme abbiamo giorno dopo giorno disegnato, racconto la paura iniziale, le cose buffe e le cose serie, post dopo post si intuisce quanto e come sia cambiata la mia vita qui e quanto legata io sia a questa nuova dimensione. Una sorta di diario di bordo attraverso cui condivido la storia più importante per me, che è quella mia, di mia figlia e mio marito.

Ma si sa la felicità non è un qualcosa che si trova facilmente per strada ma va inseguita, voluta e conquistata. Allegra di cui il sorriso trasmette calma e serenità rapisce con il suo carattere vulcanico che si intuisce in ogni suo movimento.. E allora glielo devo chiedere… Ma tu sei felice? 

Io sono felice sì, e so di essere una persona molto fortunata. Mi rendo conto di quanto possa essere difficile trasferirsi in una città come Londra, specie per le tante persone che decidono di compiere questo passo da soli. Questa è una città che può offrire mille opportunità a chi è tenace e non demorde, è una città dove la civiltà ha la meglio e un posto dove poter osare di fare progetti, ma bisogna crederci. Io ho la mia famiglia con me e so che questo rende la mia esperienza unica e di certo è una gran fortuna. Si decisamente sono felice.

2 Commenti su Allegra Salvadori: una donna, una madre, una moglie a Londra

  1. ilaria longo // 12 aprile 2014 a 10:36 // Rispondi

    I tuoi articoli sono come al solito interessanti e si leggono che e’ un piacere. Vorrei pero’ aggiungere una nota. Anche qui in UK, ed in particolare a Londra, gli asili hanno cifre da capogiro. Se andate sui siti I prezzi non figurano neanche. Io mi sono presa la briga di contattarne una decina e si parla di una media di 700 sterline al mese. Io e il mio compagno abbiamo uno stipendio di tutto rispetto ma quella cifra, aggiunta ai costi per pannolini e cose varie, ci metterebbe sul lastrico. A Roma e’ possibile per lo meno fare domanda per avere un posto gratis in asilo nido, qui questo non esiste. Ho fatto anche altre ricerche e a parte I child vouchers che compri dal tuo stipendio non esistono aiuti di alcun tipo per chi non e’ cosi povero da avere il sussidio ma non e’ cosi benestate da permettersi di pagare un asilo e continuare a dormire sonni tranquilli.

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